Inutile negarlo: ancora per tutto il corso del 2021 i marketer di tutto il mondo dovranno venire a patti con il cosiddetto new normal, con le conseguenze dello scenario pandemico che stiamo vivendo. Il Covid-19 non è stato solo un acceleratore della trasformazione digitale, ma l’ha resa inevitabile e urgente. Le aziende si sono trovate nell’impellente necessità di digitalizzare, frammentare e destrutturare processi che fino a un secondo prima erano stati lineari, accentrati e “fisici”.

Se tutto ciò che è smart working e qualsiasi altra attività – dallo shopping allo sport, dalla cucina alla cura personale – vengono svolti in casa, da remoto, allora necessariamente cambiano e devono cambiare i touchpoint con l’utente. Non si può pensare di continuare a fare comunicazione digitale come la si faceva pre-Covid né tantomeno di proseguire su una linea raffazzonata e “d’emergenza” come è stato fatto in questi mesi. Il Digital marketing 2021 dovrà assumere la forma di un piano strutturato basato sul presupposto che, in un mondo nuovo e diverso, servono strategie altrettanto nuove e diverse. Come ogni anno, sono diverse le voci autorevoli che si stanno pronunciando su quali saranno le tendenze vincenti per il marketing digitale nel 2021.

Cinque consigli per il digital marketing nel 2021

Fare marketing digitale significa tenersi sempre al passo con le ultime innovazioni tecnologiche, con le nuove piattaforme e, soprattutto, con i nuovi comportamenti e le tendenze degli utenti in fatto di acquisti. Come riuscire a intercettarli e persino orientarli? Ecco cinque suggerimenti.

1) Social Media sempre più ingaggianti e volti alla conversione

I social media continueranno a detenere un posto d’onore nelle strategie di digital marketing 2021 su scala globale: finalmente, si è capita l’importanza della qualità e della frequenza dei contenuti, della necessità di fare campagne sponsorizzate per aumentare la copertura degli stessi, e il fatto che scegliere bene i canali e presidiarli correttamente è un ottimo modo di fare awareness, tutt’altro che una sterile vetrina. Nel 2021 bisognerà fare il “salto”: comprendere che i social non sono più soltanto un efficace strumento di brand awareness, ma anche un potenziale e potente mezzo per spingere l’engagement degli utenti e la conversione. Sono sempre più numerose le modalità che le diverse piattaforme mettono a disposizione per portare l’utente ad arrivare in un click a inserire un prodotto nel carrello o ad atterrare sulla landing page della promozione in corso.

2) SEO, CRO e UX: dal motore di ricerca all’utente al centro

Anche i motori di ricerca mettono sempre più al centro l’esperienza dell’utente, e questo è provato dalle prossime mosse e aggiornamenti dichiarati da Google stesso. Per il prossimo anno è stato annunciato il Page Experience Update, un aggiornamento dell’algoritmo che mirerà proprio a premiare i siti che puntano a una migliore user experience e penalizzare quelli che non tengono conto della fruibilità da parte dell’utente. Non solo. È molto importante anche il fatto che i motori di ricerca stanno sempre più analizzando il linguaggio naturale umano per poterne cogliere sfumature e intenti, rispondendo al meglio alle query digitate o esplicitare tramite voice search.

3) Customer marketing e personalizzazione del messaggio

Oggi l‘utente è sempre più connesso ma sempre meno raggiungibile fisicamente. Di conseguenza, è necessario raggiungerlo con messaggi mirati e personali. Personali significa molto più di “personalizzati”: non basta un’e-mail automatica personalizzata semplicemente pescando il nome proprio del ricevente nell’incipit, serve che il contenuto sia cucito sul cliente. In questo senso, sfruttare la forza di dati e tecnologia, nonché una segmentazione sempre più accurata, è fondamentale: bisogna essere in grado di scrivere all’utente X proponendo prodotti legati al suo trascorso, ricordandone ricorrenze e date speciali, come il compleanno o il primo ordine, e coinvolgendolo direttamente; ad esempio chiedendo la sua opinione sui prodotti, senza cercare di “vendergli” qualcosa ad ogni contatto. Serve, quindi, riuscire a instaurare un rapporto tra marchio e consumatore che sia davvero amichevole, di conoscenza reciproca e dialogo. Questa dimensione personale e umana del messaggio pubblicitario va declinata anche nelle forme più automatizzate di contatto: un esempio sono gli human-chatbot, le chat automatiche che grazie al machine learning riescono a sembrare sempre più reali e naturali, e sempre meno dei freddi bot con risposte preimpostate.

4) Employer branding all’epoca dello smart working

Essenziale comprendere come smart working e didattica a distanza abbiamo decentrato la vita delle persone, rendendo tutti immersi in una solitudine di call quotidiane che a volte non permette di sentirsi parte di un gruppo come succedeva in ufficio o a scuola. Un ottimo modo per tenere i team aziendali uniti, oltre che un potente strumento di digital marketing ancora troppo poco usato, è l’employer branding. Il 2021 potrebbe essere l’anno in cui i dipendenti delle aziende, impossibilitati a incontrarsi di persona e sentendo la mancanza dei luoghi di lavoro e dei colleghi, possono diventare davvero degli ambassador della società per cui lavorano. Elevato a potenza, l’employer branding diventa employer engagement, con i dipendenti coinvolti in modo attivo nella promozione della propria realtà lavorativa. Sempre in ottica Covid-19 sarà essenziale per le aziende essere sempre più agili e trasparenti, davvero vicine alla vita dei propri impiegati. Messaggi positivi e news aziendali condivisi e ricondivisi spontaneamente dai dipendenti sono forti leve che mostrano l’efficacia dell’operato.

5) Phygital, la nuova dimensione tra fisico e digitale

Indubbiamente sfruttare la sempre maggiore convergenza tra fisico e digitale sarà fondamentale in un 2021 in cui molte attività saranno ancora precluse o quantomeno limitate nella realtà. Non parliamo solo di trasformare eventi in webinar o di potenziare i propri e-shop, non potendo sfruttare a pieno i punti vendita sul territorio: si tratta di creare qualcosa di nuovo, un’esperienza che l’utente possa vivere come se fosse in presenza pur vivendola in digitale. Ben vengano, quindi, tutte le applicazioni possibili della realtà aumentata, capaci di simulare camerini di negozi oppure di farci provare il nuovo taglio di capelli, tutto comodamente dallo smartphone. Le strategie retail stanno andando in questa direzione.

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